Il Mosaicista di Boggio Silvano: allevamento canarini di colore

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Sito aggiornato il 13 mag 2017

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Allevamento canarini

L'allevamento

Introduzione all'allevamento dei canarini mosaico

I fattori mosaico sono almeno due, cioè dimorfismi diversi e di origine diversa. Uno da attribuire al
cardinalino del Venezuela e il secondo al verzellino.
Il fattore mosaico derivato da accoppiamenti con il cardinalino è senza dubbio il dimorfismo più qualitativo. Basta osservare i soggetti che si ottengono, posseggono tutti i punti di elezione con un lipocromo perfetto, brillante, intenso, non hanno brinatura e il piumaggio aderente e corto garantisce una finezza di piuma difficilmente eguagliabile. Esistono due tipi di cardinalizi, certamente il più adatto è quello che possiede una gran banda bianca che parte dall’addome e sale verso il petto, garantendo una migliore espressione del fattore mosaico.
Fu in Olanda che comparvero i primi canarini mosaico frutto dell’accoppiamento del cardinalino con canarine lipocromiche rosse. Ovviamente sono state le femmine ad esprimere meglio il dimorfismo sessuale che il cardinalino trasmetteva, ma il successivo lavoro di selezione che venne fatto soprattutto in Italia portò ad ottenere i migliori canarini mosaico sia nel tipo lipocromico che malenico.
All’inizio furono le femmine a colpire per il bianco gessoso, la luminosità del lipocromo e la finezza delle piume che non temeva confronti. I maschi al contrario non erano così spettacolari, lo stacco tra il bianco e il lipocromo non era mai così netto, con soffusioni dorsali che a volte li facevano sembrare a dei brinatoni. Non si potevano considerare soggetti da concorso almeno secondo gli attuali criteri di giudizio.

Ibridazione cardinalino per canarino

Normalmente nella ibridazione tra le specie Serinus canarius canarius e la specie Spinus cucullatus si effettua l’incrocio diretto, ovvero maschio cardinalino per femmina canarina. Eccezionalmente invece si pratica l’incrocio reciproco, ossia maschio canarino per femmina cardinalina. Non penso sia dovuto ad un fatto legato alla fertilità degli ibridi ottenuti, bensì ad una ragione di ordine pratico. Pare più facile accoppiare il maschio cardinalino con femmina canarina, c’è la convinzione che la femmina accetta più facilmente tale unione e non viceversa. Una seconda ragione è legata al concetto che la cardinalina non possa trasmettere alla prole di sesso maschile il colore rosso del piumaggio. Infatti la cardinalina non può manifestare tutto il colore rosso e nero tipici del maschio, in quanto gli ormoni femminili impediscono la manifestazioni di detti colori. Ma il patrimonio genetico ereditario della cardinalina possiede i geni portatori dei suddetti colori, e detti geni possono benissimo essere trasmessi alla prole.
Gli ibridi, in genere, maturano frequentemente le loro gonadi (testicoli ed ovaie) in ritardo rispetto alle specie pure, e la loro massima capacità fecondante si manifesta tra il terzo e il nono anno di vita, a seconda dei vari soggetti. A volte la fertilità è solo parziale, quindi nel campo delle ibridazioni non bisogna mai essere precipitosi nel considerare questi soggetti.
I testicoli dei maschi di canarino subiscono agli inizi della primavera o quando si inizia a somministrare la luce per anticipare le cove, un aumento di perso di circa 300 volte. Mentre l’ovaio femminile inizia la costruzione degli oociti (grappolo ovario) fin dall’autunno. Il che dimostra quanto sia più lenta la preparazione e la messa in forma delle femmine che abbisognano di particolari riguardi e trattamenti durante tutto l’inverno.
Il ciclo sessuale degli uccelli è conseguenza congiunta di fattori esterni (ambiente, umidità, luce, alimentazione, calore, etc.) e di fattori interni legati all’azione dell’ipofisi e del sistema nervoso. Fattore principale è sicuramente la luce e soprattutto le radiazioni rosse e arancio a grande lunghezza d’onda che stimolano le ghiandole sessuali a mezzo di certe cellule situate nella retina dell’occhio. Condotte dal nervo ottico queste cellule eccitano i centri nervosi dell’ippotalamo, che secerne sostanze chimiche attivanti dell’ipofisi che a sua volta lancia nel sistema sanguigno ormoni gonadotropici che eccitano e stimolano il sistema sessuale. Tutta questa complicata catena di fenomeni chimici per mettere in azione un maschio pronto per l’accoppiamento. Quindi come si vede è molto più importante la luce del calore nell’ambiente di riproduzione.
Comunque è proprio dall’ibridazione con il cardinalino che si sono ottenuti i canarini rossi. Trattasi di una trasformazione pigmentaria che interessa il lipocromo, trasformazione che avviene non per un fenomeno di mutazione dovuta ad un gene, bensì per effetto di due fattori concomitanti: i ripetuti riaccoppiamenti con il cardinalino del Venezuela e relativi F1 e l’alimentazione a base di coloranti sintetici.
Si può affermare che il colore rosso è estraneo alla specie Serinus, quindi la realizzazione di tali canarini rossi va valutata solo sotto l’aspetto biologico. Il rosso del cardinalino è dato dalla presenza di una certa quantità di carotenoidi rossi e una piccola quantità di carotenoidi gialli. Questi ultimi hanno la stessa composizione di quelli del canarino ancestrale. Infatti tra il rosso del cardinalino e il giallo del canarino non esiste una differenza qualitativa chimica di pigmento, ma solo un fatto quantitativo. In effetti si tratta di una trasformazione dovuta ai fattori quantitativi. Tra rosso e giallo avviene una propria mescolanza dei due pigmenti con una gamma intermedia di tonalità che vanno dal giallo al rosso passando attraverso il giallo-arancio, l’arancio-rosso, arrivando al rosso puro ottenuto nei soggetti attuali; naturalmente con l’assunzione di coloranti sintetici distribuiti con il pastoncino usato durante la muta del piumaggio. Ma la qualità ottenuta sarà ancora frutto della selezione impiegando quei soggetti che meglio dimostrano di metabolizzare ed estrinsecare nel piumaggio il lipocromo migliore.


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