Il Mosaicista di Boggio Silvano: allevamento canarini di colore

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Sito aggiornato il 13 mag 2017

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Cure per i canarini

L'allevamento > Ambiente

Un volatile è obbligato a vivere in un determinato ambiente preparato dall’allevatore. E’ costretto a respirare, riprodursi, muoversi, mangiare, espletare le sue funzioni fisiologiche magari sempre nella stessa gabbia o voliera, in coppia o con più soggetti insieme. E’ intuitivo che se le condizioni ambientali non sono idonee, prima o poi il volatile si può ammalare.
Peggio ancora per quei soggetti di nuovo acquisto in quanto passano bruscamente in un altro ambiente, altre condizioni sanitarie, altra alimentazione, altri compagni di gabbia. Subiscono uno stress improvviso che a volte può essere fatale. Se poi i soggetti sono a fine muta o peggio ancora in muta come minimo la muta stessa si interrompe almeno per alcuni giorni creando un comprensibile stress per i soggetti in questione. Infatti anche solo spostando un soggetto dalla voliera alla gabbia singola, pur nello stesso ambiente, si nota un rallentamento della muta stessa.
Questo è un esempio di grande importanza del fattore “ambiente”, fattore che risulta quindi determinante per la vita dei soggetti, il loro stato di salute, la loro futura attività riproduttiva. Quindi si deve curare con attenzione le condizioni ambientali cercando convenientemente di adattarle sia ai soggetti che al momento della stagione in cui si trovano.
Ecco che diventa determinante quanto prima accennato circa la selezione accurata soprattutto di tipo sanitario, di resistenza alle malattie, di rusticità, di resistenza allo stress. Infatti sovente proprio per necessità contingenti, gli uccelli sono tenuti in condizioni anomale, magari in ambienti un po’ umidi o poco ventilati o con sbalzi di temperatura durante la giornata che provocano stress, indebolimenti improvvisi, addirittura false mute. E poi rumori molesti, odori, aria inquinata, poca tranquillità, lampi di luce, persone che passano. E’ ovvio che organismi un po’ delicati come quelli dei canarini ne risentano pesantemente.
Sono certo che con un po’ di attenzione, un po’ di cura applicati all’allevamento si potrà calibrare condizioni di conduzione soddisfacenti. Non c’è una regola infallibile ma mille piccoli accorgimenti dettati soprattutto dal buon senso, e successivamente dall’esperienza che permetteranno ai nostri volatili di vivere in condizioni soddisfacenti, di allevare, di esprimersi al loro meglio.
Altro parametro importante è la cubatura del locale di allevamento rapportata al numero dei soggetti presenti. E’ quindi indispensabile tenere un numero di soggetti proporzionato alla cubatura dell’ambiente a disposizione. Troppo spesso infatti si vedono uccelli accumulati in uno spazio insufficiente.
Anche qui non esiste una regola generale, ma il buon senso deve prevalere sulla voglia di riempire tutti gli spazi. Bisogna pensare che un canarino è obbligato, senza possibili alternative, a vivere in quello spazio che abbiamo adibito per lui, pretendendo anche attività riproduttive con risultati quantitativi e qualitativi massimi. In presenza di uno scarso ricambio ambientale d’aria e quindi di un insufficiente apporto di ossigeno, qualsiasi essere vivente ne soffre con conseguente abbassamento delle difese immunitarie e l’insorgenza di molte malattie.
Gli uccelli, per il loro sistema respiratorio fatto di grandi spazi e di aria ossigenata, sono molto sensibili all’aria pura, per cui soprattutto per i grandi affollamenti si deve prevedere un adeguato ricambio d’aria, magari forzato ricorrendo cioè a ventilatori con particolare attenzione alle correnti d’aria sempre molto deleterie.
Con le temperature elevate poi gli uccelli mangiano meno, come succede pure a noi, quindi le diete debbono essere meno caloriche, pena condizionamenti. Un dato pratico, in via generale i grassi sono 2,5 volte più calorici dei carboidrati e delle sostanze proteiche.
E che dire della mancanza del bagno magari per tutto il periodo riproduttivo? Anche qui il buon senso dovrebbe farci ragionare trovando la giusta conduzione proporzionando il numero di coppie con lo spazio (cubatura dei locali) a disposizione e il tempo che abbiamo da dedicare. Le cose si complicano se si allevano specie diverse sempre nel medesimo locale. Quindi è bene limitare al minimo la convivenza nel medesimo ambiente di specie diverse, in quanto ogni specie ha proprie specifiche esigenze che sovente mal si conciliano tra di loro.
Basti pensare canarini con insettivori o peggio ancora soggetti di piccola e grande taglia. Ma questo non è certamente il caso dell’allevamento dei canarini mosaico, ed allora badiamo bene ad evitare l’affollamento, ad utilizzare attrezzature razionali che consentano una rapida pulizia, spazio per isolare i novelli quando la femmina inizia un nuovo nido, e perché no, il bagno almeno bisettimanale sia durante la cova che l’allevamento.
L’umidità in eccesso è molto dannosa, sarebbe conveniente mantenerla tra il 60-70% al limite inumidendo le uova alcuni giorni prima della schiusa.
Apro una parentesi per dare alcune informazioni circa l’incubazione delle uova. Un uovo per essere fecondato richiede che l’accoppiamento avvenga circa 30 ore prima della deposizione, perché tanto occorre allo spermatozoo fecondare l’uovo il quale poi deve ricoprirsi del guscio, scendere lungo l’ovidotto ed essere deposto. La durata della vitalità dell’embrione nell’uovo mediamente in condizioni normali è la seguente: a 6-8 giorni dalla deposizione è ancora del 100%, a 10-12 giorni del 60%, a 14 giorni del 30% dopo è praticamente nulla.
Sempre seguendo le esperienze dei nostri vecchi, è abitudine almeno per la prima covata accoppiare in modo che la deposizione avvenga in luna piena o luna vecchia, in quanto i piccoli nati in quel periodo sono più forti e robusti. Infatti anche le semine nell’orto vengono prevalentemente fatte in luna piena.
Molte femmine di canarino mantengono in modo naturale i giusti gradi di umidità proprio facendo il bagno e posandosi ancora umide sulle uova. E’ chiaro che in presenza di ambienti troppo secchi si potrà intervenire nebulizzando acqua nell’ambiente o direttamente nei nidi interessati. Contrariamente un eccesso di umidità crea senz’altro un senso di disagio, provocando sovente stress, o la comparsa di malattie respiratorie. Ma anche in questi casi un normale deumidificatore può risolvere il problema.
Anche la temperatura è un fattore ambientale importante da tenere ben in considerazione. Con un termometro si può verificare che la temperatura si mantenga abbastanza costante e su valori di 15-18C. ritenendola ideale per una buona conduzione di allevamento.


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